Europa
Nel corso della settimana sono stati diffusi dati macro piuttosto deludenti. Il livello di fiducia delle famiglie è sceso ai minimi dal 1993, mentre la fiducia delle imprese non è stata mai così bassa negli ultimi 5 anni.
Il calo dei prezzi delle
materie prime diminuisce la stretta
dell’inflazione che passa in ottobre al 3,2%, rispetto al 3,6% del mese precedente.
Investitori sempre meno disposti a correre rischi vista la particolare situazione della congiuntura economica; la preferenza accordata a
titoli considerati più liquidi e sicuri penalizza i paesi con un alto deficit pubblico, in particolare
Grecia e Italia.
Stati Uniti
Il taglio deciso ai tassi d’interesse, promosso dalla
Banca Centrale Americana, intende contrastare la serie negativa di dati che mette in luce una crescita economica abbondantemente contrastata. Nel terzo trimestre dell’anno il
Pil ha subito una contrazione dello 0,3%; nello stesso periodo si è registrato il peggior calo dei consumi dal 1980 (-3,1%).
Fiducia dei consumatori ai minimi storici, ordini di beni durevoli scesi del 2,4% a settembre su base annua, vendite di nuove case in leggero rialzo rispetto ad agosto ma ancora in drastico calo su base annua (-33,1%). Il costo del lavoro nel terzo trimestre è sceso al 2,9%, contro il 3,1 del periodo precedente.
La mossa della
Fed ha subìto provocato una salita dei tassi a lunga scadenza: Treasury decennale in rialzo di 28 punti base, mentre il tasso a due anni è aumentato di 5 punti.
Le decise
azioni in materia di politica monetaria sono salutate in maniera favorevole dai mercati azionari, che sembrano rialzare la testa dopo la tempesta delle scorse settimane.