Mentre si attende che il
Consiglio dei Ministri si adoperi per trovare una soluzione che possa in qualche modo dare fiducia e carburante all’economia, tale da poter ripristinare un livello di “tranquillità” sui
Mercati, la
Commissione Europea, mediante suggerimento del presidente dell’esecutivo Josè Manuel Barroso, da il via ad un piano dove vengono previsti un insieme di misure dal valore di 200 mld di euro corrispondenti all’1,5 del
PIL (Prodotto Interno Lordo) dell’
Unione Europea. Parte di tale importo sarà a carico dei bilanci dei vari Paesi (1,2%) e il resto verrebbe fuori dai fondi della
Comunità Europea (0,3%).
Il primo tassello, come soluzione che dia respiro, con la speranza che si possa, in seguito, ripristinare un livello di economia che faccia stare più tranquilli i
Mercati è dato dalla “
Social-Card”.
Negli intenti, la creazione della
Social-Card non dovrebbe dare solo dei vantaggi nell’immediato a chi ne farà uso, ma ci si augura possa avere una rilevanza per la crescita economica post-crisi.
Il titolare del dicastero dell’
Economia,
Giulio Tremonti, afferma che l’ammontare della manovra sarà di 450 mld, anche se le possibilità ammonteranno ad un importo più rilevante dato che dovranno essere sommate gli apporti di
ENEL ed
ENI.
Ai 120 euro di partenza di cui è dotata la
Social-Card, già pronti per essere utilizzati per intero, ci si aggiungerà un sostegno fisso disponibile a partire dal mese seguente di 40 euro.
Naturalmente parlare di importi così esigui, oltre, ovviamente, alle 40 euro di contributo da sommare ogni mese, farebbe ridere chiunque, se si considera che sono sufficienti a malapena per acquistare il pane quotidiano. Alcuni hanno tirato fuori il termine “
obolo o elemosina”, ma, come faceva osservare il Ministro,
per i titolari dei redditi che non superano i 500 euro mensili un qualche vantaggio lo darà comunque.
Si tenga presente che il numero di chi usufruirà di tali benefici ammonta a circa 1.300.000 persone, corrispondente allo 0,5% degli italiani, tale popolazione possiede un reddito inferiore ai 6.000 euro, ed è costituito, per la maggior parte, da individui che supera i 65 anni di età. Questi numeri sulla “povertà” di una parte della popolazione danno così una relativa importanza all’operazione in quanto, pur se misera come elargizione, permetterà ai meno abbienti di poter spendere qualcosa in più. Certamente nessuno sarà portato a risparmiare e, di conseguenza, serviranno a rimettere in movimento i tanto proclamati consumi. Certo, da qui a parlare che si possa rimettere in funzione il meccanismo della domanda, offerta, produzione e occupazione, forse ci ne passa.
Il consumo porta a produrre; una maggiore domanda equivale a un aumento dell’offerta e quindi a un incremento della produzione. Se la produzione aumenta, vi è una maggiore richiesta di “
forza lavoro” e aumenta quindi, l’occupazione. Un meccanismo valido se la realtà fosse di stabilità economica ma, dato che di più non si può avere, il poco è meglio del niente.