Sembra chiudersi lo scomodo capitolo Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie parastatali di erogazione mutui immobiliari, che, da sole garantiscono mutui per 5300 miliardi di dollari, circa la metà dell’intero mercato americano dei prestiti. Un anno fa, con l’esplosione della crisi dei “mutui subprime”, le due agenzie hanno imboccato la strada verso il fallimento, che è stato evitato solo grazie all’intervento tempestivo del governo. Il presidente della Fed Ben Bernanke e il segretario del Tesoro Paulson, dopo l’ennesimo crollo borsistico di giovedì scorso, hanno deciso di intervenire tempestivamente e in 48 ore hanno messo a punto un piano che ha permesso l’acquisto di un miliardo di dollari di azioni per ogni istituto, annunciando lo stanziamento, da parte del governo, di 200 miliardi destinati a rimpinguare le casse di Fannie e Freddie.
Tutto ciò per evitare un fallimento che avrebbe provocato un disastro di immani proporzioni sul sistema finanziario mondiale. Lo stesso presidente Bush, nell’annunciare il piano, ha parlato di “decisione storica” e presa per evitare “rischi per il sistema finanziario” definiti “inaccettabili”. Oltre ai danni al mercato dei mutui immobiliari Usa, il fallimento dei due istituti avrebbe innescato una crisi a livello internazionale, visto che gran parte dei titoli emessi da Fannie e Freddie sono posseduti da altre banche americane e internazionali.
La manovra è stata accolta quasi come una liberazione sui mercati azionari mondiali: la prima è stata Tokyo in salita del 3%, e si prevede un exploit simile anche sulle Borse Europee. Già venerdì quando si è diffusa la notizia che il governo era al lavoro per il piano di salvataggio, Wall Street era riuscita ad arginare le perdite; purtroppo era già troppo tardi per le Borse europee che, invece, hanno chiuso la settimana peggiore degli ultimi anni.