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Borsa, Governo, sindacati: la Cassa integrazione in Fiat scontenta tutti

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Mercoledì, 27 Gennaio 2010 alle 15:00
Parliamo di : Claudio Scajola | Braccio Di Ferro | Mattinata | Motivazione | Cig | Sergio Marchionne | Calo | Cassino | Bilancio | Veda | Borsa | Fiat | Azienda |

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola

“Una decisione inopportuna” per il ministro dello Sviluppo economico Scajola. “Qualcuno potrebbe definirlo un ricatto” dice il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. La decisione di Fiat di mettere per due settimane in cassa integrazione gli addetti di cinque stabilimenti italiani non è piaciuta a molti. Tutti gli stabilimenti del gruppo torinese si fermeranno tra il 22 febbraio e il 7 marzo. La misura riguarda Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, Sevel, Cassino e Pomigliano, in totale circa 30.000 lavoratori.

La motivazione dell’azienda guidata da Sergio Marchionne è il calo degli ordini: secondo l’Unrae (l’unione dei rappresentanti dei produttori esteri di auto) rispetto a gennaio 2009 ci dovrebbe essere un -7%. Il mercato dell’auto va a rilento dopo le performance degli ultimi mesi del 2009 e il motivo è sempre lo stesso: gli incentivi. Che drogano un mercato che ne ha continuamente bisogno per rientrare dalla sua crisi pù dura. L’attesa per i nuovi ecoincentivi statali sta mettendo il freno ai possibili compratori.

E gli effetti si vedono anche in borsa: in una mattinata pesante per tutto il listino il titolo del Lingotto è il peggiore del paniere principale e lascia sul terreno il 3,01% a 9,17 euro. Appena due giorni fa il gruppo aveva annunciato che proporrà dividendi agli azionisti per un totale di 244 milioni di euro, nonostante il bilancio per l’anno appena trascorso veda una perdita netta di 848 milioni (inferiore alle attese). E’ la tempistica a far dire a Gianni Rinaldini, segretario Fiom, che la Cig “è uno schiaffo alla condizione dei lavoratori e uno strumento di pressione nei confronti del governo“.

Già, l’esecutivo: con Marchionne il braccio di ferro va avanti da un po’ e sino ad ora riguardava soprattutto Termini Imerese. L’Ad Fiat a Detroit ha accusato i governi europei di voler fare da “bambinaie” alle aziende. Il ministro Scajola non ha gradito la decisione di mettere tutti gli stabilimenti in Cassa integrazione e lo ha fatto sapere: “è una decisione inopportuna, non lo sapevamo” ha detto a Sky Tg24 “Stiamo valutando di rinnovare gli incentivi - ha aggiunto il ministro -, anche per altri settori, ma non c’è dubbio che turbano il mercato”. La partita è proprio sugli incentivi: la Fiat preme per averli al più presto e consistenti, il governo frena e pretende garanzie sui lavoratori. Che in questo braccio di ferro hanno molto da perdere e poco da guadagnare.


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