È durata solo un paio di giorni l’euforia sui mercati azionari dopo l’annuncio, da parte di governi e istituti centrali, delle misure anticrisi adottate per rimettere in piedi il sistema finanziario. La seduta odierna è stata dominata, come ieri, dalla paura per una recessione che ormai sembra quasi certa. Il Beige Book della Federal Reserve, pubblicato ieri sera, ha evidenziato tutte le difficoltà che affliggono l’economia americana.
Dopo lo scivolone di Wall Street e Tokyo, con quest’ultima in flessione di oltre 11 punti percentuali, in Europa la mattinata era iniziata all’insegna della debolezza e delle vendite; tuttavia, a metà seduta, la situazione sembrava aver preso una piega migliore con gli indici che erano riusciti a recuperare quasi interamente le perdite della mattina. Poi le notizie provenienti dagli Usa, hanno riportato in alto il livello di allarme nelle sedi di contrattazione europee. Le vendite sono ricominciate dopo la pubblicazione dei dati macro relativi alla produzione industriale Usa, che sono risultati ampiamente al di sotto delle attese. In seguito anche i dati sulle scorte di petrolio hanno evidenziato un risultato inaspettato, con il conseguente crollo del prezzo del greggio sotto i 70 dollari al barile. La discesa del petrolio ha dato il colpo di grazia ai mercati azionari europei, che, anche in vista dell’andamento in ribasso di Wall Street, hanno accusato una nuova ondata di vendite.
L’indice Dow Jones Stoxx600, che raggruppa i principali titoli dei vari mercati azionari di tutt’Europa, ha fatto registrare una flessione del 4,96%, che equivale a dire 250 miliardi di euro andati in fumo. In pratica i guadagni messi a segno nei primi due giorni della settimana sono stati cancellati dalle ultime due sedute disastrose.