Un altro venerdì nero per le Borse di tutto il mondo. Il panico ha di nuovo preso il sopravvento e una mega-ondata di vendite si è abbattuta sui mercati azionari. A mandare a fondo i listini la paura per una recessione mondiale che di ora in ora si fa sempre più concreta. Dopo il crollo dei mercati asiatici anche in Europa le Borse hanno concluso in profondo rosso l’ultima seduta settimanale. Parigi ha ceduto il 3,5%, Francoforte il 4,96% e Londra, una delle peggiori, il 6,17%. Pesanti ribassi anche per Madrid, Zurigo e Amsterdam. Bisogna inoltre mettere in evidenza che nel finale gli indici sono riusciti a recuperare in media circa 3 punti percentuali, altrimenti la situazione sarebbe stata ancora più drammatica. I settori più colpiti dalle perdite odierne sono stati ancora una volta quelli delle banche, delle auto e dell’energia.
Negli ultimi giorni i dati pubblicati dai principali gruppi industriali e finanziari si sono rivelati poco confortanti ed hanno messo in luce una economia gravemente malata in tutti i settori. Le maggiori case automobilistiche, dopo il drastico calo di vendite, cominciano a correre ai ripari annunciando stop alla produzione e tagli al personale. Anche il settore aereo risulta essere pesantemente penalizzato e, nel mese di settembre, si è registrato il primo calo dei passeggeri dal 2003, quando si era alle prese con il fenomeno Sars.
Anche dal punto di vista macro gli ultimi dati pubblicati rendono chiari gli effetti negativi della crisi finanziaria sull’economia reale: l’indice che misura gli acquisti per il settore manifatturiero e dei servizi è crollato ai minimi degli ultimi 10 anni, mentre la Gran Bretagna è ormai ad un passo dall’incubo recessivo, con il Pil che nel terzo trimestre ha subìto una contrazione dello 0,5%.
Il prezzo del petrolio continua a scendere attestandosi sotto i 62 dollari al barile e spingendo l’Opec ad adottare misure per contrastare la caduta vertiginosa dei prezzi. Proprio oggi è stato comunicato un taglio della produzione di un milione e mezzo di barili. Sul fronte valutario l’Euro si rivela sempre più debole nei confronti delle dirette concorrendo, toccando minimi storici sia contro il dollaro che contro lo yen.