L’Istat ha diffuso questa mattina i dati relativi all’andamento economico italiano nel secondo trimestre dell’anno. I numeri mostrano una situazione abbastanza critica con il PIl in flessione dello 0,3%, dopo essere cresciuto dello 0,5% nel primo trimestre. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso l’economia italiana non è cresciuta affatto, portando il paese molto vicino a quella che sarebbe la quarta recessione degli ultimi dieci anni.
La vita si fa sempre più dura per famiglie e industrie che non riescono a far quadrare i conti a causa del pesante aumento dei prezzi seguito al brusco rialzo delle quotazioni petrolifere. Il presidente della Banca Centrale Europea Jean Claude Trichet, ieri, dopo aver confermato i tassi d’interesse al 4,25% ha parlato di una crescita economica “particolarmente debole” nel terzo trimestre del 2008. La situazione italiana è la perfetta rappresentazione degli effetti negativi del caro petrolio nell’area Euro.
“E’ difficile immaginare che l’Italia possa fare meglio nella seconda metà dell’anno” recita una nota dell’economista di Jp Morgan David Mackie, che continua scrivendo che la recessione è una possibilità per niente remota per il paese.
La fiducia dei consumatori è scesa ai livelli più bassi dal 1993, mentre il tasso d’inflazione ha raggiunto i picchi più alti degli ultimi 6 anni. I consumi si sono ridotti considerevolmente nell’ultimo anno, le famiglie italiane hanno rinunciato a vacanze, vestiti, automobili e si registrano cali anche nel settore alimentare. La produzione industriale è in stallo a causa del calo della domanda e soprattutto dell’elevato costo delle materie prime.
I provvedimenti dell’attuale Governo Berlusconi per stimolare la crescita economica prevedono misure quali la riduzione delle procedure burocratiche e l’innalzamento dell’età pensionabile a 58 anni. L’Italia è scesa al 46° posto nella lista delle economie più competitive a livello mondiale stilata dal WEF (World Economic Forum) per il 2007-2008, dietro a Bahrain e Lettonia; ultima in termini di produttività del lavoro tra i 30 membri dell’OECD (Organization for Economic Cooperation and Development).