La compravendita degli immobili fa registrare,
in Italia, un importante rallentamento. Secondo l’istituto
Nomisma, il settore immobiliare registra una contrazione del
14% delle compravendite.
Dal lontano 1997 non accadeva che i prezzi registrassero un calo, pur se dell’1%. Da tener comunque presente che rispetto agli altri paesi, in testa gli Stati Uniti con un
-16% seguita dal Regno Unito con un
-15%, teniamo meglio. Ciò che preoccupa di più gli operatori del settore, comunque, è la disponibilità economica sul mercato che diminuisce sempre più.
Ora accade che, in modo più frequente, chi ha contratto un mutuo non è in grado di coprire la rata e le insolvenze aumentano in misura preoccupante. Il rendiconto di Nomisma sul settore immobiliare di quest’anno asserisce che sui mutui già contratti avremo circa 7 mld, su un movimento di 120 mld, di sofferenze che corrisponderebbe al
5,5% del totale.
Se analizziamo gli anni precedenti, vediamo chiaramente che ci troviamo di fronte ad una impennata delle sofferenze molto significativa. Nel 2006 avevamo registrato
3,9 miliardi per poi proseguire in discesa e toccare la cifra di
5,1 miliardi del 2007 e, arrivare al rilevamento della fine del mese di giugno 2008 dove i 5,6 miliardi fanno capire fin troppo bene l’orientamento e l’andamento del mercato.
Gli esperti fanno chiaramente capire, senza usare mezzi termini, che i numeri venuti fuori dallo studio circa la “
non” disponibilità economica non è tranquillizzante. Ci sono importanti segnali di aggravamento delle caratteristiche del credito per il settore immobiliare. Anzi, molto presumibilmente, l’importo di 7 mld non corrisponderebbe alla realtà dato che il
25% dei nuovi mutui concessi sono richiesti per sostituire quelli già contratti e che sono stimati attorno al
13%.
Una trasformazione rilevante, spiega
Tamburini Gualtiero responsabile del centro studi di Bologna, perché il settore immobiliare incide in maniera notevole, esso infatti corrisponde al
10% del PIL. Sostanzialmente possiamo dire che per le famiglie italiane investire sul mattone non è più una priorità e, il fatto che comunque, a differenza di altri Paesi, il nostro risulta essere quello che ha subito meno l’onda d’urto della “
crisi economica” facendo si che il settore immobiliare subisse meno il calo dei prezzi, è da ricondurre al fatto che comunque le famiglie del nostro Paese risultano quelle essere meno indebitate.
Inoltre, come è noto, in periodi di poca disponibilità economica siamo “bravi” a serrarci a “riccio” e ridurre i consumi, anche sull’acquisto immobiliare, da sempre considerato bene rifugio principale. L’analisi e i numeri sulla situazione del settore, ci porta a prevedere che per il nuovo anno è atteso un ulteriore
deprezzamento degli immobili, ci si attende che avremo almeno una svalutazione attorno al
5%. La conseguenza delle diminuzioni delle compravendite sarà che aumenterà la richiesta per gli immobili adibiti ad attività commerciali, tenendo anche presente che se non sono scesi, sono almeno stabili i canoni per gli affitti. Sulla
Borsa questa situazione si è ripercossa in maniera estremamente negativa, infatti dal 1 gennaio di quest’anno i corrispondenti titoli hanno subito una
perdita attorno al 60%.