A marzo la lista delle banche americane in difficoltà contava 90 nomi che nel secondo trimestre 2008 sono diventati 117. Sono questi i numeri forniti dalla Federal Deposit Insurance Corporation, agenzia federale che garantisce i depositi delle banche commerciali Usa. La crisi che ha sconvolto l’intero sistema finanziario americano ha fatto già nove vittime dall’inizio dell’anno, ben 5 negli ultimi due mesi. L’ultimo istituto a dichiarare fallimento è la Columbian Bank del Kansas che ha chiuso i battenti lo scorso fine settimana. Il numero delle banche a rischio cresce ormai da 7 semestri consecutivi e colpisce sempre di più i piccoli istituti regionali costretti ad accantonare sempre più soldi in vista delle perdite future. Il presidente dell’agenzia Sheila Bair si è mostrato preoccupato per le proporzioni assunte dal contagio.
Gli utili delle banche americane nel secondo trimestre dell’anno, sommati insieme, non sono andati oltre i 5 miliardi di dollari, mentre erano 36,8 solo un anno fa, con un calo dell’86%; è il livello più basso dal 1991. Nonostante il denaro accantonato dalle banche per sopperire a crediti che non possono in nessun modo essere riscossi, il livello delle insolvenze rimane sempre molto alto. L’agenzia federale ha evidenziato che circa il 2% dei prestiti e dei mutui effettuati dalle banche presentano ritardi, anche gravi, nel pagamento delle rate. Si tratta del livello più basso dal 1993.
In definitiva i risultati mettono in evidenza una situazione abbastanza deprimente e soprattutto ben lontana dalla conclusione. Gli effetti della crisi dei mutui “subprime”, iniziata sul finire del 2006, continua ad abbattersi sul mercato immobiliare Usa (con i prezzi delle case calati vertiginosamente) e sugli istituti bancari. Sebbene nella lista delle 117 banche non compaiano i nomi dei grandi istituti, non vuol dire che questi ultimi siano rimasti illesi dalla tempesta che si è scagliata contro il mondo finanziario; i risultati trimestrali diffusi fino ad ora hanno messo in evidenza perdite e svalutazioni, e le previsioni per i mesi a venire non sembrano migliori.